Fate, quanti tipi conosciamo?

Quanti tipi di fate conosciamo? So che non è una domanda che ci si pone spesso ma vi stupirà sapere che a seconda del luogo geografico ve ne sono moltissime e di tante tipologie.

Folletti, creature dispettose o no?

I folletti sono una delle figure mitologiche più diffuse in qualsiasi popolazione. Insieme alle fate e agli gnomi rappresentano forse i principali protagonisti dei nostri mondi magici. Ma sono dispettosi come si racconta?

Selkie, Berserker e Kitsune

Selkie, Berserker e Kitsune sono tre dei più noti mutaforma conosciuti della mitologia mondiale. Scopriamo insieme cosa sono e che ruolo hanno avuto nei secoli.

Il pane dei morti: leggenda pugliese, II parte

Nello scorso articolo abbiamo iniziato a leggere una leggenda pugliese su come l’uomo pur di ottenere ciò che vuole è disposto davvero a tutto ma che ogni cosa ha suo tempo e prima o poi tutto ciò che si è ottenuto rubando o ingannando dovrà essere restituito ai legittimi proprietari. Questo è quello che la leggenda “Il pane dei morti” vuole insegnarci ed oggi proseguiremo con la lettura della seconda parte della storia.

Zana, Almas femmina schiava in Caucaso

Verso il 1910 uno zoologo russo disse di essersi imbattuto in un cosacco che diceva di aver potuto osservare per settimane un Almas femmina che era stata catturata da alcuni agricoltori e tenuta per settimane legata ad una macina prima di liberarla.

Grazie a questo contatto il mandriano aveva potuto fornire parecchie informazioni sulle abitudini dell’Almas. La storia più incredibile però riguarda Zana, un’altra Almas vissuta in una fattoria del Caucaso da schiava nel 1900.

Catturata e passata da un padrone all’altro finì per essere condotta in catene nella fattoria di un uomo, un certo Edgi Genaba che la rinchiuse prima in un recinto fino a che si ammansì e poi la lasciò libera di girare quando ormai si era ammansita.

L’abominevole uomo delle nevi sull’Himalaya -II

Anche le spedizioni nell’Asia centrale, dove stavano le popolazioni dei Mongoli dei Gengis Khan, non portarono a nulla di fatto. Nelle aspre catene montuose e nei deserti, dove dovevano vivere degli esseri antropomorfi ricoperti di pelo, non trovarono nulla.

Le popolazioni del luogo chiamavano queste creature Almas, o uomini selvaggi, e facevano parte della della fauna locale, del tutto innocui e non ne crearono leggende.

Il fiele di questi essere inferiori pare riuscisse persino a curare l’itterizia. Un aristocratico bavarese, Hans Schiltberger descrisse gli Almas  nel 1430 dopo che riuscì a fuggire dalla prigionia. Venne tenuto nella regione di Tien Shan.

L’abominevole uomo delle nevi sull’Himalaya -I

Sulle vette dell’Himalaya sembra ci siano diverse creature viventi, non solo il conosciuto Abominevole uomo delle nevi. Questo sarebbe stato provato dal ritrovamento di diversi tipi di impronte.

Tombazi, di cui abbiamo già parlato, e spericolato fotografo greco aveva rinvenuto orme più piccole di quelle ritrovate da Howard-Bury, somigliavano a quelle di piedi umani. Parlando con gli Sherpa del luogo era da sempre noto che loro sapevano dell’esistenza di due distinte creature misteriose.

Alle due avevano dato anche nomi differenti: meh-teh erano chiamati gli esseri più piccoli, uomini bestia, mentre i più grandi erano chiamati yeh-teh e vivevano ai limiti della vegetazione, vicino ai nevai, e scendevano a valle solamente per rubare il cibo nei villaggi.

Bigfoot, avvistamenti alla fine degli Anni ’70 – II

Continuiamo a raccontare la storia di Piedone e di Patterson. Eravamo rimasti al punto in cui Patterson appunto era andato nella foresta armato di telecamera e si era appostato per fotografare la creatura, ma non era riuscito che a fare un brevissimo filmato perdipiù molto mosso.

Difficile da seguire proprio perchè sfuocato mostrava una figura robusta con le spalle grandi e le mammelle pendule, interamente ricorpera di pelo rossiccio tranne che sui palmi delle mani.

Dal Bigfoot all’abominevole uomo delle nevi

Secondo gli scienziati ormai tutti i grandi animali sono stati schedati e catalogati e gli zoologi ritengono che il mondo sia gà stato esplorato in lungo e in largo rendendo impossibile che una creatura grande come il Sasquatch possa ancora nascondersi.

Inoltre con i satelliti che spiano in ogni angolo della Terra fotografando, se ci fosse qualcosa lo avrebbero trovato. Eppure avvistamenti di strane creature continuano a susseguirsi e sembrano anche essere attendibili.

Draghi e serpenti sconfitti dagli dei

La parola drago in greco significava serpente ed entrambi, drago e serpente, sono immagini molto diffuse nella mitologia anche se a volte con valenze differenti. Proprio nella mitologia greca i draghi si generavano e divoravano tutto.

Su queste creature, forze della natura con energie e poteri molto grandi, si basano molte leggende che possono avere un parallelo con l’animo umano nel senso che i draghi non erano controllabili e il loro poterte era spesso distruttivo.

Allo stesso medo, insito nel subconscio dell’essere umano ci sono forze sconosciute che non sono sotto il controllo dell’individuo e gli causano strani comportamenti, aberrazioni e difficoltà. Qualcuno li chiama “demoni“. Per vincere su di loro, in tutti i sensi, anche sulle paure, gli uomini hanno architettato un’idea, se così possiamo chiamarla: farli combattere e vincere dagli dei.

I vampiri ai tempi dei Babilonesi

Fin dai tempi più remoti l’uomo è sempre stato convinto che l’anima sopravviva alla morte fisica del corpo che la ospita. Qualcuno era convinto che l’anima in alcuni casi potesse essere così potente da riportare addirittura in vita il corpo.

Per questo le culture del passato seppellivano i corpi con ogni genere di cosa affinchè le anime rimanessero nelle tombe e non diturbassero i vivi, tant’è che accanto al corpo venivano sistemati cibo, bevande, a volte persino concubine.

Ciò che più temevano i vivi era il desiderio di sangue che avrebbe potuto far uscire il cadavere dalla tomba. Pare sia stata proprio questa paura a scatenare i primi racconti di vampirismo. Tra le più antiche leggende c’è quella di Edimmu, in Babilonia.

Bigfoot, avvistamenti alla fine degli Anni ’70

Oggi per la rubrica Misteri torneremo a parlare di Bigfoot. Era la fine degli Anni Settanta, due uomini a cavallo, Roger Patterson e un amico, erano nei pressi del fiume Bluff Creek, che sfocia nel Klamath, quando videro a poca distanza da loro quello che molti chiamavano familiarmente Piedone.

Patterson dal canto suo era sempre stato convinto dell’esistenza di queste creature leggendarie. Quella che ebbero la fortuna di incontrare era una femmina che non sembrò troppo preoccupata per la loro intrusione nel suo mondo. Furono soprattutto i cavalli dei due uomini a non gradire l’incontro.

Quello di Patterson si impennò e lo disarcionò. La grossa “bestia” si allontanò preoccupata, non spaventata. Da sempre in quelle zone dell’America del Nord circolavano storie, miti e leggende, su qulle gigantesche scimmie pelose, ben più intelligenti degli esseri umani.

Creature mostruose nelle profondità degli abissi

Le profondità degli abissi, che siano di fiumi, o di mari e oceani, possono nascondere quelle creature mostruose o infernali di cui da sempre si parla e che però ben pochi hanno avuto modo di vedere. Molte delle creature leggendarie di cui si parla prendono il nome dagli specchi d’acqua in cui vivono, come ad esempio Nessie nel lago di Lock Ness, oppure Ogopogo, Champ e Morag.

Le creature leggerndarie non esistono solo negli abissi, ma anche nelle foreste e sulle cime di alte vette, ricordiamo lo Yeti, ma qui parleremo delle creature acquatiche che trovano nelle profondità  nascondigli naturali profondi e difficili da esplorare.

Anche l’animale più grande nelle profondità oceaniche avrebbe mille luoghi ove nascondersi quindi non è possibile affermare con sicurezza che non ne esiste nessuno. L’esplorazione sottomarina fino ad ora si è limitata solamente alle aree che circondano le masse emerse e che rappresentano solamente il 7% del territorio subacqueo.

Il mistero del Congo, un dinosauro vivente

Per più di due secoli ha imperversato in Africa Centrale la leggenda di un animale delle dimensioni di un ippopotamo, con zampe dai poderosi artili e coda molto lunga. Si narrava che attaccasse le canoe sui fiumi che gli si accostavano e che ne uccidesse gli occupanti.

Una leggenda narrava anche che una tribù di pigmei ne avesse ucciso uno e poi l’avesse mangiato le carni, però poi il villaggio era stato funestato da disgrazie come incendi, morti e malattie inspiegabili. I congolesi chiamarono il mostro tropicale “mokele-mbembe“.

Un biochimico americano, Roy P Mackal, nel 1980 guidò la prima spedizione nella regione di Likouala, densa di insidiosi acquitrini alla ricerca dell’animale. La seconda fu l’anno seguente. Pochi uomini si avventuravano in questa regione del Congo ancor meno per fotografare uno di questi sconosciuti e pericolosi animali.