Un mondo popolato dagli spiriti, il nagual

Gli uomini primitivi cercavano di “sintonizzarsi” con la natura e con gli spiriti degli animali convinti che fossero intrinsecamente collegati e derivanti dalla stessa sconosciuta origine. Tra le società primitive c’era già la convinzione che tutti gli esseri viventi avessero un’anima interiore e incorporea.

Il mondo a quei tempi era dominato dal mistero e dagli spiriti e venne naturale pensare che mentre il corpo dormiva l’anima ne uscisse e si aggirasse qui e là, con la capacità di entrare nel corpo di altri spiriti fossero essi umani o animali.

E visto che anche gli animali avevano uno spirito non era difficile pensare che anche queste potessero trasmigrare nel corpo degli uomini. In più c’erano degli uomini, e delle donne, che sapevano trasformarsi in animali.

Metamorfosi, la risposa neurologica

La parola Metamorfosi è la più utilizzata per descrivere la trasformazione di un uomo in un animale e la storia è piena di resoconti di questi episodi. Nel corso dei secoli questo fenomeno è stato studiato da molti che cercavano risposte.

Ma cosa accade? A chi? E perchè? Esistono molte teorie, alcune fondate sulle scienze fisiche altre invece su teorie psicologiche. La spiegazione neurologica della licantropia, per esempio, prende in considerazione la “parte animale” del nostro cervello, quella chiamata “cervello mammillare“.

è un blocco di tessuto neurale che ha sede all’inizio della spina dorsale ed è avvolto dalla massa delle circonvoluzioni della corteccia cerebrale. Questo cervello ce l’hanno anche alcuni animali e pare che da qui si evolvettero le cellule corticali.

I fantasmi dei vivi e quelli dei morti

Nel 1886 Edmund Gurney, uno dei fondatori della SPR (società di Ricerca Psichica) scrisse insieme a Frederic Meyers e Frank Podmore, il libro Phantasms of the Living, ovvero “Fantasmi dei vivi“.

L’opera richiese tre anni di lavoro e si sviluppò in due volumi. Erano catalogati nelle fitte pagine circa settecento casi di apparizioni di defunti appena morti o apparizioni di “crisi”, come venvano chiamate.

Queste però non venivano ritenute vere esperienze fuori dal corpo, visto che avvenivano dopo la morte. Le migliori testimonianze furono ritenute quelle in cui casi di persone raccontavano di essere “uscite dal corpo” come essere spirituale per recarsi altrove.

I simboli dell’anima umana

La spirale. Con la sua forma che si snoda e si intreccia in un senso o nell’altro, in un ciclo senza fine, ha sempre affascinato l’umanità dagli albori della sua nascita fino ad oggi.

Tantissime culture ne hanno fatto un simbolo, dall’Antico Egitto all’Europa, dall’America Latina alle isole del Pacifico più meridionale. La spirale compare su monete e sigilli, su ceramiche e in mosaici che adornano cattedrali, in tatuaggi e disegnata per terra.

Il simbolo della spirale è stto utilizzato anche per decorare le pareti interne di tumuli sepolcrali in Irlanda e Gran Bretagna. In Egitto è stata ritrovata da alcuni archeologhi una tomba reale a forma di labirinto spiroidale risalente a circa 3400 anni a.C.

Il destino dell’anima dell’uomo

 

Esiste una vita dopo la morte? E in caso contrario, che senso avrebbe la vita umana se non fosse così? Quale scopo avrebbero la morale o il buon comportamento se tutto finisse al finire della vita?

Le menti sono destinate a “spegnersi” e il corpo alla decomposizione? Per l’uomo questo concetto è probabilmente sempre sembrato inaccettabile per questo, dall’alba dei tempi, ha continuato a discquisire sull’anima umana cercando risposte che potessero soddisfarlo.

L’uomo voleva sentire di avere una speranza, di sapere che non sarebbe morto, che avrebbe portato con sé le sue esperienze, i suoi ricordi e le conoscenze in un mondo che andava oltre il suo tempo con il corpo che aveva.

I colori e il mondo spirituale – Steiner, parte II

Rudolf Steiner nacque nel 1861 in Jugoslavia, da genitori austriaci e si dimostrò fin da subito un bambino “diverso”. Da quanto lui stesso raccontava, fin dai primi mesi di vita si rese conto che esisteva un “mondo invisibile” che in seguito avrebbe chiamato “regno dello spirito“.

Divenuto adulto fu padre del movimento antroposofico e descrisse con dovizia di particolari alcune esperienze che visse prima dei dieci anni. Narrò di una donna disperata che gli era apparsa e che aveva appena lasciato il mondo dei vivi. In seguito seppe che una sua parente si era suicidata proprio quel giorno.

Gli esseri che vedeva spesso gli apparivano più reali delle persone che lo circondavano, ma ben presto capì che non tutti, anzi a dire la verità molto pochi, avevano le sue stesse capacità. Pur essendo un bambino gentile ed educato rimase solitario e isolato, chiuso nel mutismo e pensieroso.

I colori e il mondo spirituale – parte I

In quasi tutte le culture del mondo a ciascun colore viene attribuito un significato particolare. Ad esempio in Occidenta al colore rosso si associa la rabbia, al verde la vita. Secondo Rudolf Steiner i colori invece aveva un significato più profonto ed erano un accesso al mondo spirituale.

Steiner aveva dei poteri divinatori e con questi era in grado di cogliere il significato spirituale proprio di ciascun colore. In una sfumatura di rosso magenta lui ci trovava “l’immagine vivente dell’anima” visibile nell’io astrale di uomini , animali e piante. Il verde invece per lui rappresentava la vita senza spirito, cioè senz’anima.

Da queste sue convinzione ne si deduce che l’uomo fosse profondamente convinto della natura spirituale dell’uomo. In tutti i progetti di Steiner il significato spirituale dei colori affiorava. Arrivò persino a disegnare e colorare quadri realizzati con un sistema pittorico che applicava alle tele.

L’anima umana e il libero arbitrio

La vita dell’uomo si svolge in base alle sue scelte oppure è predestinata e lui non può far altro che viverla per come gli viene data? Credere nel libero arbitrio significa che l’uomo può scegliere una sua linea di condotta ad è responsabile delle decisioni che prende.

L’esistenzialismo, è una filosofia che estremizza questo concetto sostenendo che il libero arbitrio è l’unica cosa che distingue l’essere umano, difatti sostiene eche l’uomo vive in un mondo che determina personalmente e che modifica ogni volta che prende una decisione o opera una scelta. L’uomo è libero di modificare il suo destino agendo sul suo presente.

Il determinismo, invece, è la dottrina del destino e sostiene che l’uomo non è altro che il risultato di forze preesistenti, anche quando sembra che agisca di propria iniziativa.

Alla ricerca dell’anima, la consapevolezza di sé

Scienziati e filosofi non hanno mai saputo dare una definizione decisiva di ciò che sia la vita, dove inizi e dove abbia fine. Nel corso dei secoli si sono dibatutti per dare spiegazioni che erano comunque di parte e soggettive.

La medicina moderna ha associato l’attività elettrica del cervello alla coscienza del sé, ma anche questo non ha dato le risposte sperate. Ci si affida al respiro e al battito del cuore per ritenere un individuo vivo oppure morto.

Ultimamente è entrato nel vissuto il concetto di “morte cognitiva“, cioè la morte della cosienza di sé che perviene in uno stato di coma, quando il cervello ha le funzioni riflesse, come respirare, dormire, ecc, ma non le funzioni dell’intelletto.

La sfida di Kidd: la ricerca dell’anima

Abbiamo raccontato la storia di James Kidd, della sua misteriosa sparizione e del testamento a dir poco insolito: la sfida alla scienza di dimostrare l’esistenza dell’anima. Ma come avrebbero potuto trovare la risposta al più grande enigma, il più grande mistero dell’umanità?

L’anima umana è stata definita in tantissimo modi e in molti si occupati di provare la sua esistenza: dagli uomini primitivi agli attuali premi Noel in campo neurologico. Ogni religione ha cercato di legare l’essenza umana a entità superiori sforzandosi di capire la parte spirituale dell’uomo, quel sé sconosciuto.

L’anima umana è stata definita in tanti modi, ma la sostanza è una: si tratta di qualcosa di invisibile che dà vita al corpo fisico, un’essenza che da esso può separarsi per viaggi e poi farvi ritorno, oppure abbandonarlo per sempre al momento della sua morte fisica. Viene anche chiamata coscienza, personalità, o più erronemanete mente.

Lo strano caso di James Kidd e la ricerca dell’anima – parte II

La Swift, con rammarico, andò con due revisori fiscali ed il suo assistente a prendere il fasciolo di Kidd nella camera blindata sotterranea della First National bank di Phoenix. A causa di lavori era stata tolta la corrente elettrica e dovettero farsi luce con una torcia in mezzo a centinaia di pratiche.

La Swift prese la scatola che conteneva tutto il materiale raccolto sul vecchio cercatore, la aprì desiderosa di dare un ultimo sguardo a quell’uomo a cui si era affezionata. Poi prese in mano il plico di titoli tenuti insieme da un elastico e, come sbucato dal nulla, scivolò fuori ciò che in tuti quegli anni avevano sempre cercato e mai trovato: il testamento di James.

Era scritto su un foglio di carta di quaderno ingiallito dal tempo. Geraldine ne riconobbe la calligrafia e la firma, ma inizialmente pensò fosse uno scherzo visto il contenuto, ma poi risultò essere autentico.

Lo strano caso di James Kidd e la ricerca dell’anima – parte I

James Kidd era un minatore e cercatore d’oro che nel 1949 morì. In realtà scomparve senza lasciare traccia e dato che non aveva né figli, né parenti, né amici, ci misero qualche giorno a comprenderlo.

Viveva in una baracca da quattro soldi, vestiva in modo dismesso, non aveva denaro, non frequentava nessuno. Amava starsene per conto suo e fumare sigari da quattro soldi. Poi qualcuno si accorse della sua scomparsa e iniziarono a cercarlo.

Non trovandolo lo diedero prima per scomparso, e poi per morto. Non aveva praticamente nulla, quindi non vi furono grossi problemi e passarono anni prima che un’impiegata dell’ufficio successioni in Arizona si occupasse del caso e delle poche cose di proprietà dell’uomo.

Luis Antonio Gasparetto, pittore che non sa dipingere: spiriti guida

Gasparetto, psicoterapeuta brasiliano, non solo non sapeva dipingere, ma nemmeno dare una sola pennellata ad una tela! Eppure deve la sua fama ai numerosi quadri da lui dipinti con un’incredibile varietà di stili. Il merito di questo suo “strano” talento? Gli spiriti.

Anime di pittori che hanno scelto lui come veicolo per proseguire con la realizzazione delle loro opere. Luis Antonio nasce a San Paolo nel 1949 e scopre di essere channeler all’età di sette anni. Durante una seduta della madre, una medium, cominciò a dipingere automaticamente, come se la sua mano fosse guidata.

Passarono sei anni prima che riprendesse l’attività di dipingere e da quel momento ha prodotto opere nello stile di Goya, Van Gogh, Picasso e non solo. Anni dopo, nel 1978, venne ripreso in diretta durante una trasmissione mentre dipingeva ventun quadri, alcuni simultaneamente.

Channeler e la New Age degli anni Ottanta – parte II

Pare che tutto ebbe inizio in una regione dello Stato di New York, nota come “il distretto bruciato” per i fuochi di risveglio religioso che venivano accesi. Movimenti religiosi vi nacquero tra cui mormoni, shaker, secessionisati, perfezionisti cristiani, femministe convinte.

A quei tempi alla gente comune sembravano tutti uguali e il distretto sembrava ai più un covo di sovversivi, ma poi alcuni movimenti rientrarono nella “rispettabilità” e a metà dell’800 nacque proprio in quella zona un movimento socio-religioso che avrebbe coinvolto milioni di persone. Durò trent’anni e si propagò a macchia d’olio da lì al resto dell’America per arrivare fino in Europa.

Da questo nacque la New Age. Le origini dello spiritismo si fanno risalire a due ragazzine, le sorelle Fox, che non pensavano certo che avrebbero suscitato tanto e tale interesse. Le due sorelle Kate e Maggie, erano bambine del tutto normali, prive di immaginazione, figlie di una coppia metodista che si trasferì nel “distretto bruciato”.