L’anima umana e il libero arbitrio

La vita dell’uomo si svolge in base alle sue scelte oppure è predestinata e lui non può far altro che viverla per come gli viene data? Credere nel libero arbitrio significa che l’uomo può scegliere una sua linea di condotta ad è responsabile delle decisioni che prende.

L’esistenzialismo, è una filosofia che estremizza questo concetto sostenendo che il libero arbitrio è l’unica cosa che distingue l’essere umano, difatti sostiene eche l’uomo vive in un mondo che determina personalmente e che modifica ogni volta che prende una decisione o opera una scelta. L’uomo è libero di modificare il suo destino agendo sul suo presente.

Il determinismo, invece, è la dottrina del destino e sostiene che l’uomo non è altro che il risultato di forze preesistenti, anche quando sembra che agisca di propria iniziativa.

Quinby, un guaritore nel Maine e il mesmerismo

Phineas Parkhurst Quinby Di Portland, nel Mayne, era un guaritore ed iniziò a curare i suoi malati utilizzando il mesmerismo e le onde magnetiche emanate dal corpo. Con il tempo però cominciò a venirgli il sospetto che i benefici che i suoi pazienti sperimentavano non fossero da attribuire ad un intervento divino o alla manipolazione del loro magnetismo animale, bensì al fatto che lui cambiava il loro atteggiamento mentale nei confronti della malattia.

Quinmby era convinto che la fede dei suoi pazienti nei suoi poteri di guaritore fosse importante come tutti gli altri fattori. Si convinse che la mente era la chiave di accesso per la guarigione e pensò che se fosse riuscito a convinvere il paziente  che la malattia era causata dal suo atteggiamento, questo sarebbe guarito.

Sarebbe stata sufficiente questa presa di coscienza per fare in modo che il paziente riportasse i fluidi di energia dell’organismo ad un equilibrio salutare.

Un salto nel tempo al White Building

Era una mattina del 1963, Coleen Buterbaugh, segretaria di un college nel Nebraska andò al White Building per cercare un professore, ma quando entrò nella stanza dove doveva essere vi trovò invece una donna che non aveva mai visto prima, vestita con abiti fuori moda di almeno trent’anni.

Nella stanza c’era un terribile odore che la nauseò. Rimase ad osservare la donna che, di spalle, riponeva dei libri su una scansia in alto. Poi improvvisamente la figurà svanì. Coleen si girò e si ritrovò a sentire la presenza di uomo seduto alla scrivania. Ebbe così paura che scappò fuori, ma anche all’esterno niente era uguale al suo tempo.

Fu solo entrando nella hall del vecchio palazzo che tutto tornò alla normalità. La donna raccontò la storia e trovò conferme in quello che aveva visto. La donna che le era apparsa era Clarissa Mills morta esattamente ventisette anni prima proprio in quello che era stato il suo ufficio.

Poltergeist, una spiegazione alternativa

Il poltergeist non è da tutti ritenuto lo stesso fenomeno, ovvero manifestazioni di entità soprannaturali, spiriti. Molti studiosi moderni, tra cui il tedesco Hans Berder e lo statunitense William G. Roll credono al fenomeno del poltergeist, ma non in quanto entità singola e separata. Sono convinti invece che siano collegati ad una persona viva.

Nel senso che questi fenomeni sono scatenati inconsciamente da una persona presente nella stanza a causa dei suoi turbamenti, frustrazioni o infelicità. Questa situazione si tradurrebbe nei fenomeni che vengono imputati al poltergeist e in accadimenti riconducibili alla psicocinesi.

È l’inconscio umano a crearle, in modo ignoto. Attraverso questi fatti la persona scarica le energie e le sue frustrazioni. Il periodo più probabile in cui sembrano scatenarsi i poltergeist è la pubertà con i cambiamenti fisici, mentali e di comportamento che essa comporta.

Siegel, legame tra salute fisica e stato mentale

Il dottor Bernard S. Siegel era un chirurgo e oncologo del Connecticut. Era il 1970 e il medico considerava ormai i suoi pazienti come macchine da riparare. A quei tempi era piuttosto demoralizzato dal suo lavoro e stava seriamente riflettendo sul cambiare e dedicarsi agli… animali!

Pensava di diventare veterinario perchè in quel modo avrebbe potuto accarezzare, abbracciare e prendersi cura in modo divers dei suoi pazienti. Non è normale che un medico per gli uomini faccia cose simili. Lui però, riflettendoci bene pensò: “perchè no?” E cercò di “umanizzare” il suo lavoro.

Perchè non abbracciare i suoi malati, cercare di tirarli su di morale dando loro un pò d’amore e comprensione? Incoraggiandole a superare le difficoltà della malattia? Chiese loro di chiamarlo Bernie e iniziò a condividere con loro gioie e dolori, arrivò anche a piangere con loro e questo lo portò a farsi altre domande.

John Dunne e la premonizione esplosiva

John William Dunne era un soldato inglese di servizio in Sud Africa nel lontano 1902. Una notte sognò di trovarsi su un’isola in grave pericolo di vita a causa dell’esplosione di un vulcano, o qualcosa di simile.

Rimase molto sconvolto dal sogno e a riguardo disse di essere molto preoccupato per i quattromila abitanti dell’isola che non avevano idea di che cosa stesse per capitare. il resto del sogno lo passava a cercare di convincere le autorità francesi ad agire prima che fosse troppo tardi per gli indigeni del luogo.

Qualche tempo dopo Dunne lesse sui giornali la notizia che sul monte Pelée, nell’isola francese di Martinica, nelle Indie Occidentali, c’era stata una devastante esplosione. Il soldato leggendo la’rticolo si accorse che ogni singolo dettaglio dell’avvenimento corrispndeva con il suo sogno.

La levitazione, un fenomeno che va contro la fisica

Le leggi della fisica impongono che un oggetto non possa muoversi se non agisce su di esso una forza. Ad esempio un tavolo, per levitare, deve essere sottoposto ad una forza che lo faccia alzare da terra. Ma da dove arriva la forza? E come si può controllarla tanto da produrre quella che si chiama psicocinesi.

I parapsicologi cercano di rispondere a queste domande fin dal 1800. Nella prima serie di esperimenti un ricercatore psi affermò che tutte le persone presenti alla seduta ove il tavolo aveva levitato avevano perso alcuni grammi del loro peso.

Secondo lo studioso ognuno di loro aveva contribuito al fenomeno della psicocinesi con una piccola quantità di energia. Altri sostenitori della PK (PsichoKinesis) ipotizzarono che fossero il suono oppure il calore a rendere possibile il fenomeno.

Kyudo, il bersaglio è la mente: antica filosofia zen

Il Kyudo è quella che viene chiamata “la via dell’arco” dove il bersaglio è la mente e l’arciere si confronta con il proprio io interiore. L’obiettivo è raggiungere sempre più la padronanza di sè attraverso l’integrazione perfetta tra il corpo e la mente, la freccia e l’arco.

L’arciere non solo deve trovare l’armonia per la posizione di lancio, ma anche una serenità interiore priva di egoismi, obiettivo dell’antica filosofia zen e di origine buddista. L’arco inizialmente era solo un’abilità esclusivamente militare, ma già nel ‘700 la nobiltà giapponese riconobbe che tirare con l’arco portava all’autodisciplina.

Nel 1100 il buddismo raggiunse anche il Giappone e il tiro con l’arco divenne il Kyudo, una via per la conoscenza spirituale. Con il tempo le comuni armi da fuoco presero il posto dell’arco, che rimase utilizzato solamente da monaci zen e membri delle classi dirigenti come esercizio mentale oltre che fisico e spirituale.

I sogni premonitori e le scommesse vincenti su corse e affini

Spesso le persone fanno strani sogni, atrettanto frequentemente non danno loro importanza. Ci sono invece altri che cercano di estrapolarne i significati e ne giocano i numeri al Lotto. Ci sono persone che sognano le corse dei cavalli o altre manifestazioni.

È il caso di John H. Williams. Lui sognò di ascoltare la radiocronaca del più famoso derby inglese, la più famosa corsa ippica. Era il maggio del 1933 e il sogno dell’uomo avvenne proprio la notte prima della gara. Il giorno seguente lo raccontò agli amici facendo il nome dei due cavalli che avrebbero vinto.

Essendo un quacchero, quindi contro le scommesse, Williams non ne fece, ma ascoltò la radiocronaca che scoprì essere identica a quella che aveva sognato. Per fortuna John potè provare che era tutto vero contando sulla conferma degli amici a cui aveva raccontato il sogno prima che avvenisse.

Psicocinesi collettiva, le teorie degli studiosi: da de Gasperin alla Owen

Fin dalla nascita del movimento spiritista alcuni studiosi hanno sempre sostenuto che fenomeni di psicocinesi non fossero da attribuire agli spiriti, ma assolutamente alle persone che che dicevano di evocarli: gli spiritisti. I fenomeni paranormali non erano quindi da imputare ad un altro mondo.

Tra gli studiosi convinti di ciò c’era il conte Agenor de Gasparin, un uomo politico francese, che nel 1854 dopo aver esaminato a fondo un gruppo di spiritisti in Svizzera, concluse che gli episodi di telecinesi a cui aveva assistito durante le sedute spiritiche erano prodotti da chi sedeva al tavolo, non dagli spiriti dell’aldilà.

L’uomo era convinto che inconsciamente gli esseri umani fossero in grado di influenzare gli oggetti con la loro volontà collettiva. Questa sua teoria venne confermata tempo dopo, circà alla metà degli anni ’60, quando dei membri della society for Research on rapport and Telekinesis (SORRAT) dekllo stato del Missouri, cominciò a tenere sedute settimanali.

Lo stato mentale del medium, le comunicazioni con i morti – parte II

Leopold era l’uomo che aveva salvato Hèléne quando era bambina il giorno in cui era stata assalita da un cane. Si era poi dato alla fuga senza dirle come si chiamasse o altro. Flournoy, il professore di psicologia, arrivò a concludere che il potere di telecinesi e di telepatia imputati a Hèléne fossero del tutto veritieri. Affermò che la donna aveva poteri paranormali.

Hèléne sembrava fosse predestinata a questa vita di talenti paranormali fin dall’infanzia e il suo sdoppiamento di personalità non fosse dovuto, come pensavano, ad un trauma. Un’altra donna fu studiata dagli psicologi. Si trattava di Pearl Curran, di Saint Luis. Lei era stata una persona normale fino al luglio del 1913 quando dilettandosi con la tavola di Ouija ricevette un messaggio.

Diceva: “Vissi molti mesi fa, ora ritorno. Mi chiamo Patience Worth“. La ragazza era in realtà una quacchera nata nel 1600 in Inghilterra e parlava solo tramite la Curran. Dalla bocca di quest’ultima uscivano poesie, romanzi, commedie che trovavano lettori in tutti gli Stati Uniti.

Lo stato mentale del medium, le comunicazioni con i morti – parte I

I grandi medium del passato hanno attratto l’interesse degli psicologi che volevano spiegare le loro “presunte” comunicazioni con l’aldilà e gli spiriti dei morti attraverso la patologia che chiamano “dissociazione” della personalità, in pratica una malattia della mente.

Questa patologia era stata descritta per la prima volta nel 1815 e divenne famosa grazie a Robert Louis Stevenson che la utilizzò nel suo racconto Dottor Jekill e Mister Hyde, il suo mostruoso alter ego. Le due persone che convivono hanno caratteristiche completamente diverse e la seconda sfugge alla prima, non ha cioè controllo cosciente su di essa.

Gli psicologi erano convinti che sorgesse a causa di un grave shock emotivo come la perdita di un genitorie, di un grande amore, per esempio. La prima medium che venne studiata a fondo in questo senso fu Hèléne Smith che all’età di trent’anni aveva aderito al circolo degli spiritisti di Ginevra.

Julia Vorobjova, grazie ai suoi poteri ha salvato vite umane, ora è lei malata e nessuno l’aiuta

 Dopo aver curato per anni numerosi personaggi, anche famosi, ed essere stata chiamata a lavorare dal kgb, Julia Vorobjova a soli 70 anni, si ritrova malata e senza nessuno che si prende cura di lei.

Julia è famosa nel mondo per avere delle qualità eccezionali, come quella di guardare attraverso i corpi e diagnosticare malattie, un potere che scopri di avere dopo u incidente quasi mortale.

La povera Julia, dopo aver salvato personaggi potenti della terra, aiutato servizi segreti e tant’altro, è rimasta da sola in Ucraina con il suo dolore e la sua malattia.

Emile Coué, pioniere nell’autoguarigione

Emile Coué nacque nel 1857 e scoprì che la mente aveva il potere di curare il corpo durante i suoi studi per diventare farmacista. Successe quando ad un paziente con una malattia alquanto ingestibile e incurabile, somministrò un farmaco brevettato.

Con grande sorpresa del farmacista, che proprio non se lo aspettava, il suo paziente guarì all’istante e lui, incuriosito dallo strano caso, volle studiare il preparato per capire quale “principio attivo” avesse operato il miracolo.

Il suo stupore fu ancor maggiore quando effettuando le sue ricerche scoprì che il farmaco prescritto non aveva alcun potere terapeutico. In sostanza era solamente un placebo. Coué comprese senza ombra di dubbio che la guarigione dipendeva dalla fiducia del paziente nei confronti del farmaco e dello stesso farmacista a cui si era affidato.